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Esempi di stime, perizie e expertise.


Esempio di expertise.

“Venere e Cupido”.

Misure cm: h. 95x112, cornice h. 111x130.

Scuola: Emilia, attribuito a Cesare Gennari (1637-88).

Dipinto ad olio su tela.

Il dipinto è stato sottoposto recentemente a restauro che ne ha riportato alla luce l’aspetto originario e, con esso, la corretta iconografia. La veste che, forse alla metà dell`Ottocento, fu aggiunta a ricoprire il seno della dea, s’è, di fatto, rivelata quanto mai incongrua rispetto all’altrimenti tipica, esibita nudità di Venere. L’operazione di svelamento, nel senso letterale del termine, ha permesso anche di riconoscere, nel dipinto, l’indiscutibile traccia della bottega guercinesca. L’affinità con questo entourage è riconosciuta anche da Keith Christiansen, (comunicazione via e-mail).

Si deve cercare nel catalogo dei guercinesci di più stretta osservanza gli esemplari che mostrano affinità più stringenti con il dipinto in esame. Da questa ricognizione, mi pare che Cesare Gennari, nipote di Giovan Francesco Barbieri, sia il candidato più favorito. La sintesi della sua cifra stilistica è stata ben tracciata da Nicosetta Roio, secondo la quale “l`aspetto naturalistico dell’espressività pittorica del più giovane dei Gennari si ricollega evidentemente agli ultimi orientamenti della tradizione reniana, aggiornati sulle più moderne tendenze del tardo barocco felsineo (la linea che da Cantarini e Torri giunge fino a Pasinelli e Canuti)” (La scuola del Guercino, Modena, Artioli, 2004, p. 207).

L’impeccabile profilo della dea, di un gusto non estraneo a orientamenti classici e francesizzanti giunti a Bologna quasi certamente tramite traduzioni incisorie (dalle opere di Nicolas Poussin in primo luogo), trova riscontro in capolavori del Gennari come l’Annunciazione del Musée Municipal di Villeneuve-les-Avignon (del 1668-1672 circa; fig. 1): l’espressione della Vergine declina in una lieve malinconia del tutto affine a quella suggerita dalla nostra Venere. L’elaborata acconciatura si arricchisce di nastri secondo un gusto tipico degli ultimi decenni del Seicento, come rivelano anche i ritratti coevi, molti dei quali eseguiti dal nostro Gennari. Calzante ci sembra il Ritratto di Laura Sibilla Garzoni della Pinacoteca Inzaghi di Budrio (firmato e datato 1676, fig. 2), dove anche le grandi perle che pendono dalle orecchie sono della stessa qualità di quella che orna il volto della dea. Il torso di quest’ultima richiama quello dell’Allegoria della Giustizia della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma (fig.3): una lieve, seppur avvertibile abbreviazione della lunghezza del braccio destro si ha in entrambe le opere, e lo stesso si può dire per l’andamento sciolto di alcuni capelli lungo le spalle.

Proprio per il particolare momento storico in cui vive l’artista, le sollecitazioni e le influenze potevano essere, com`è stato detto, molteplici. Perciò dalla stesura cromatica densa e smaltata si passa a una pittura ricca di velature specie nella luce che modella i corpi. Velature che in alcuni punti sono state assorbite dall`imprimitura bruno - rossastra del fondo (a quest’ultimo gruppo appartiene la pala dell`altare maggiore di San Nicolò degli Albari, a Bologna). Talvolta questi due aspetti convivono nello stesso dipinto, esattamente com’è dato ravvisare nella tela Santoro: l’anatomia dei corpi emerge dal fondo mediante velature chiare, e affidando al colore di base il compito di definire le ombre. Su tutto domina la splendida cromia del manto, dal tono ricercato ma piuttosto frequente nelle tele dell’ultimo Guercino, e di una densità pittorica ben maggiore del resto del quadro.

Sulla destra, un brano di roccia fornisce un appiglio paesaggistico limitato altrimenti all`orizzonte marino, chiaro rinvio al luogo di nascita di Venere. La vegetazione rampicante, nel suo tratto sommario e meramente decorativo, è familiare sia ad alcune opere dell’ultimo Guercino che di Cesare Gennari. Di quest’ultimo, a tal proposito, si vedano l’Allegoria della Carità della Galleria Nazionale d`Arte Antica di Roma (fig. 4, dove, analogo, è il pur breve tratto di mare), o la Maddalena penitente della Pinacoteca Civica di Cento.

La necessaria prudenza che accompagna questa mia attribuzione convive tuttavia con riscontri stilistici che indirizzano il dipinto entro un preciso ambito di ricerca e, qualora le analogie sopra indicate non dovessero essere ravvisate, di certo siamo di fronte ad una più che interessante personalità artistica.

È disponibile ampia documentazione delle fasi di pulitura e restauro.

Dipinto pulito e rintelato, di lecita provenienza, autentico ed originale.

Esempio di perizia.

Scopo della presente stima è l’indicazione del più probabile valore che una pluralità di persone dovrebbe pagare per acquistare sul mercato antiquario mobili e oggetti aventi caratteristiche affini, ovvero il prezzo di surroga. E’ opportuno precisare che a formare il valore di un arredo antico concorrono diversi fattori, difficilmente riconducibili a criteri d’ordinarietà, quali: epoca di costruzione, stato di conservazione, qualità, tipologia, provenienze documentate, zone di produzione, autore, materiali costitutivi. La combinazione di questi fattori può determinare forti differenze di valore tra arredi che possono apparire similari.

Coriolano Vighi. Firenze 1852 Bologna 1905. “Paesaggio con figura”. Cm 55x70. Dipinto a pastello su carta applicata su telina.

Coriolano Vighi nasce a Firenze nel 1852. Il padre si trasferisce a Bologna, città natale della moglie, per problemi economici. L’infanzia del pittore è condizionata da una grande povertà. Nel 1866, frequenta presso l’Accademia delle Belle Arti la scuola di paesaggio. Ove si aggiudica nel 1870 il terzo premio nel concorso di paesaggio. Nel suo soggiorno in Toscana farà del mare uno dei suoi soggetti preferiti, oltre al suo classico paesaggio immerso nel verde. All’esposizione di Torino del 1880 un suo pastello è acquistato dal Re Umberto I. Un collezionista tedesco entusiasta per l’arte di Vighi, Alfred Probst, gli apre il mercato tedesco e mitteleuropeo con l’aiuto di Hans Barth, corrispondente dall’Italia del Berliner Tageblatt. Noto in Italia e all’estero per la raffinatezza dei suoi pastelli di gusto tardoromantico, Il Kaiser, lo Zar, il duca d’Aosta, il Futuro re Vittorio Emanuele III, la regina Elena, inseriscono nelle loro collezioni tele del Vighi. Nel 1904 si aggiudica la medaglia d’oro al salone di Parigi con il pastello “Nidi d’aquile”.

Il dipinto in esame è stato esposto alla mostra Antologica su Coriolano Vighi, organizzata dall’Associazione “ Bologna per le Arti”, tenutasi presso la Galleria Fondantico di Bologna dal 14 maggio al 14 giugno 2009.

Stima minima € 3.500,00.

Stima massima € 2.500,00.

Esempio di perizia.

Scopo della presente stima è l’indicazione del più probabile valore che una pluralità di persone dovrebbe pagare per acquistare sul mercato antiquario mobili e oggetti aventi caratteristiche similari, ovvero il prezzo di surroga. E’ opportuno precisare che a formare il valore di un arredo antico concorrono diversi fattori, difficilmente riconducibili a criteri d’ordinarietà, quali: epoca di costruzione, stato di conservazione, qualità, tipologia, provenienze documentate, zone di produzione, autore, materiali costitutivi. La combinazione di questi fattori può determinare forti differenze di valore tra arredi che possono apparire similari.

Apelle ritrae Venere, che sorge dalle acque. Dipinto ad olio su carta applicata su tela.Misure cm: h. 71x60. Scuola francese del XIX secolo. Attribuito ad Alexandre Couder, Parigi 1808-79. Cornice coeva.

Venere nasce dalle acque, sorgente di vita. La dea dell’amore e della bellezza è comunemente raffigurata nuda o appena velata. Apelle, celebre pittore greco, eseguì, meritandosi fama imperitura, la famosa Venere Anadiomede, che fu portata da Augusto dal tempio dedicato ad Esculapio di Cao a quello di Giulio Cesare a Roma. In questo dipinto è egli, ormai considerato il pittore degli dei, che ritrae Venere, mentre un’ancella la unge di prezioso olio, dopo averla aiutata ad asciugarsi. Sullo sfondo in cima all’Olimpo si intravede la residenza degli dei, che attende l’arrivo della dea. Notevole la qualità del disegno, che, secondo gli stilemi neoclassici, evidenzia nitidamente le figure stagliandole contro il paesaggio. Ottima la resa anatomica ed il colorito del carnato. La pittura su carta è tipica del periodo e permetteva una maggiore definizione dei dettagli.

L’opera sopradescritta è stimabile:

Minimo € 7.000,00

Massimo € 8.500,00